La Madre di Dio nel culto orientale

Il Santuario mariano-libanese

"Nostra Signora di Balamand"

Chiesa principale del Monastero e iconostasi.

Il Monastero-Santuario del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia è uno dei più ricchi di storia, di fede e di cultura di tutta l’area mediorientale – Le icone e le feste dell’Odigítria e della Dormizione.

Il Monastero di "Nostra Signora di Balamand", nelle vicinanze della città di Tripoli del Libano, costituisce il fiore all’occhiello del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, la cui sede si trova da tempo immemorabile nella città di Damasco, capitale della Repubblica siriana. Il Patriarcato occupa il terzo posto nella gerarchia delle Chiese Ortodosse di rito bizantino, la sua giurisdizione si estende sulla Siria, il Libano e altri Paesi del medio Oriente e su una consistente Diaspora nelle Americhe, l’Australia e l’Europa. I fedeli, di rito greco ma di lingua araba, sono molto attivi nella missione cristiana fra i Non-Cristiani e nel movimento ecumenico. Come sanno i nostri Lettori, il Monastero mariano di Saidnaya appartiene a questa stessa Chiesa ma si trova in Siria, nelle vicinanze di Damasco.

Breve e illustre storia del Monastero - Santuario

Il Monastero di Balamand è di origine bizantina imprecisata, risalendo genericamente ai tempi in cui la Siria e il Libano facevano parte dell’Impero Romano d’Oriente. La conquista arabo-musulmana del Paese nel secolo VII, dopo un periodo di relativa calma, ha reso la vita difficile ai Cristiani e a tutte le istituzioni monastiche; molti Monasteri dovettero chiudere le loro porte e i pochi che sono riusciti a rimanere a galla poterono sussistere ma a prezzo di moltissime privazioni e limitazioni. L’arrivo dei Crociati dall’Europa nel secolo XI, se ha dato un po’ di fiato ai Cristiani ormai arabizzati, non ha potuto risolvere i loro problemi in mezzo ai Musulmani diventati ormai maggioritari nel Paese. È in questo periodo che il Monastero di Balamand [detto di Belmont, per la sua fondazione occidentale] conobbe una nuova fioritura con la fondazione nel 1157 di una Abbazia cistercense, sulle rovine del Monastero greco. I Cistercensi, dopo aver costruito una fiorente Abbazia di stile gotico, dovettero abbandonare poi la località, non si sa se volontariamente o meno, nel 1289, quando la città di Tripoli fu conquistata da Qala’un e consegnata così in mano ai Mamelucchi, prima di cadere, con il resto del Medio Oriente, in mano ai Turchi Ottomani nel corso del secolo XV.

Sotto quest’ultima dinastia, i Monaci di rito greco ma di lingua araba poterono recuperare i luoghi, ridotti allora ad un campo di rovine. A partire dal secolo XVI il Monastero vide il ripristino della vita monastica e una vasta attività di costruzione e di ristrutturazione degli edifici dell'epoca crociata, trasformandoli secondo stili più moderni e meglio adatti alle nuove condizioni di vita. Nel Monastero furono ricavate o costruite due Chiese: la prima, quella consacrata a "Nostra Signora di Balamand", di origini cistercensi, è costituita da una sola navata lunga e da una ampia abside; la seconda Chiesa, o piuttosto Cappella, costruita in tempi più recenti, è dedicata al grande Martire San Giorgio il cui culto è molto sentito in Oriente. La Chiesa principale ha conservato il campanile antico ancora intatto [fatto raro nel Medio Oriente, dove le torri campanarie erano di solito demolite dai Musulmani o dai terremoti]. L'interno della Chiesa è stato accuratamente restaurato e munito di una iconostasi in muratura che separa la navata dal Santuario; le icone che la ornano su tre file sono di grande effetto. Il salone principale dell'Abbazia ha il soffitto a volta ed è oggi usato per concerti e spettacoli vari.

Un luogo di spiritualità e di formazione intellettuale

Ingresso al Monastero di Balamand.

La Chiesa ortodossa di Antiochia, proprietaria del Santuario, ha costantemente cercato di trasformare l’istituzione monastica in luogo di spiritualità e di formazione intellettuale. Risale al secolo XIX l’istituzione di una Scuola per il Clero ed i fedeli affidata ai Monaci del Monastero. La Scuola dovette chiudere durante la Prima Guerra Mondiale (1914-1918). All’uscita della guerra, la ricostruzione dei luoghi e l’organizzazione dell’insegnamento ripresero vigorosamente, con lo sforzo congiunto del Patriarca, del Sinodo e delle diverse Diocesi facenti parte della Chiesa patriarcale di Antiochia. La Scuola iniziale fu trasformata in un vero Istituto Ortodosso, destinato alla formazione teologica del Clero e dei fedeli, e si tramutò poi poco a poco in una vera Università, riconosciuta dalla Repubblica Libanese. Attualmente l'Università, messa sotto il nome prestigioso di uno dei suoi Padri del secolo VIII, San Giovanni Damasceno, è riconosciuta come la più importante sede di studi universitari nella regione settentrionale del Libano, e anche come Centro culturale e religioso, frequentato dai fedeli della Chiesa Ortodossa e da molti altri appartenenti alle numerose Comunità religiose libanesi.

I Monaci hanno svolto durante i secoli una intensa attività spirituale, intellettuale e letteraria: il tutto può ancora essere toccato con mano per le diverse manifestazioni artistiche che riempiono il Monastero. La Biblioteca, ad esempio, possiede non solo molti libri ma anche diversi manoscritti che, scritti dagli stessi Monaci, sono stati in loro uso. Il contenuto dei manoscritti spazia dalla Liturgia alla Psaltica [= Musica bizantina], dalla Patristica alla Teologia e alla Spiritualità.

Le due Chiese del Monastero contengono una collezione di icone che riflettono lo stile iconografico bizantino sviluppatosi nel periodo della Turcocrazia. Questo stile è fatto di continuità con l’arte bizantina sopravvissuta nei Monasteri del Monte Athos, nei diversi Paesi di religione ortodossa come la Russia, la Grecia, la Serbia, l’Isola di Creta e Cipro; ma anche di discontinuità per gli influssi occidentali e latini subìti da questi Paesi sotto la spinta di Missionari latini e protestanti. Le numerose icone che possiede il Monastero si riconoscono per un carattere specifico o stile, detto dagli specialisti come stile siro-libanese, o arabo-cristiano [detto anche Melkita]. Questo stile, usato da grandi artisti di origine greca (Grecia, Cipro, Creta), siriana (Aleppo, Hama, Damasco) e libanese, pur se privo della patina classica della grande arte bizantina, riesce lo stesso a dare una impronta personale e popolare a tutte le opere prodotte. In queste opere il più delle volte le iscrizioni in greco si incrociano con molte altre in lingua araba, contribuendo così ad avvicinare le grandi verità di fede raffigurate nelle tavole alla comprensione di quella parte della popolazione che ignora il greco.

Le icone dell’Odigítria e della Dormizione

Icona dell’Odigítria [sec. XIV], nel Monastero di Balamand.

 

Icona della Dormizione  [sec. XIV], nel Monastero di Balamand.

Fra le icone degne di nota del Monastero c’è quella della Madonna Odigítria che è collocata nell’iconostasi della Chiesa principale. L’icona, posta a sinistra di chi guarda, in corrispondenza a quella del Cristo Pantocrátor, sulla porta centrale dell’iconostasi, è di puro stile bizantino e risale al 1318, ma ha subìto rimaneggiamenti nei secoli XVIII-XIX: a quest’ultimo periodo, ed esattamente all’anno 1818, risale la dedica in arabo che si legge nella parte inferiore e le scritte nella stessa lingua nei cartigli, retti da due Angeli dipinti alle due parti del capo della Vergine. Il cartiglio dell’Angelo di sinistra recita così: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto …"; la scritta di destra è: "Rallegrati Madre di Dio, Vergine piena di grazia". L’icona porta in greco il nome Odigítria, scritto in belle lettere greche in corrispondenza della spalla destra della Vergine. Come sanno i nostri Lettori, la Madonna Odigítria occupa un posto di riguardo nell’iconografia mariana, essendo considerata come il ritratto di Maria fatto dal vivo con il pennello dell’Evangelista San Luca.

Un’altra icona del Monastero merita di essere presentata: quella della Dormizione, che è anche l’icona del giorno festivo del Monastero. La festa della Dormizione, celebrata il 15 Agosto, è la solennità mariana maggiore della Chiesa bizantina, preparata da 14 giorni di digiuno e seguita da otto giorni di dopo-festa: questa consuetudine fa del mese di Agosto il mese mariano per eccellenza, non solo dei Greci ma anche di tutti gli Orientali. Per l’occasione il 15 Agosto è un giorno di grandi celebrazioni liturgiche e folcloristiche, sotto la guida dei Monaci dell’Abbazia che vigilano a fare della festa un giorno memorabile sotto lo sguardo della Madonna e di suo Figlio che scende per portare la Madre nella gioia eterna.

L’icona della Dormizione, che si espone alla pietà dei fedeli durante tutto il mese di Agosto, appartiene pure alla Chiesa del Monastero e sembra anteriore al secolo XV; offre una rappresentazione visiva dei momenti dell’evento: Dormizione o morte, assunzione in cielo e glorificazione. La scena in basso rappresenta Maria giacente sul catafalco, vegliata dalla Comunità apostolica affranta e in pianto; la scena centrale raffigura Cristo che scende dal Cielo scortato dagli Angeli per portare con sé l’anima di sua Madre; la scena superiore rappresenta invece il sopraggiungere degli Apostoli per assistere la Madonna e, con la loro risalita, scortano la Madre del loro Dio che arriva a destinazione. L’icona è ricca di molti dettagli che riflettono l’origine apocrifa dei racconti del Transitus.


La Liturgia della festa della Dormizione è molto ricca e varia; gli autori, detti melodi, insieme poeti e teologi, eccellono nel mettere in risalto la grandezza dell’evento mariano e nell’avvicinarlo dalla comprensione dei fedeli. Alla fine dell’Ufficio dei Vespri solenni del 15 Agosto, la Chiesa fa cantare la seguente antifona, dovuto a Cosma di Maiuma, poeta sacro di origine palestinese (+ 750 ca):

"Andandosene, la Purissima eleva le sue mani - quelle mani che avevano abbracciato il Dio incarnato - e con l'ardore di Madre dice a suo Figlio: "Conserva nei secoli coloro che mi hai dato e che ti acclamano: ‘Cantiamo, noi redenti, l'unico Creatore ed esaltiamolo per tutti i secoli’ ".

"Torre Campanaria".

La serie di Antifone si conclude con il seguente Inno, cantato con grande solennità, seguendo gli otto ‘modi’ della musica bizantina:

modo 1. – "I teofori Apostoli, rapiti dal luogo dove erano dispersi, su nuvole per divino mandato,

modo 5. – e arrivati al tuo immacolato e vivificante sepolcro, lo cinsero di abbraccio dal fondo del loro cuore.

modo 2. – Le eccelse Potenze celesti, giungendo con il proprio Maestro,

modo 6. – scortarono con timore il corpo venerabilissimo che aveva ospitato Dio, e gridarono nel modo invisibile agli Ordini superiori: ‘Ecco, giunge la divina Fanciulla ed universale Regina.

modo 3. – Alzate le porte e accogliete, in un modo che supera il mondo, la Madre della Luce che non tramonta.

modo 7. – Difatti, attraverso lei si è compiuta la salvezza di tutti gli uomini; lei, che noi non abbiamo la forza di guardare e alla quale siamo incapaci di tributare la lode nella misura dovuta,

modo 4. – perché la sua dignità supera tutto ciò che si può concepire!’.

modo 8. – Perciò, o immacolata Theotókos, tu che vivi sempre con il Re e Signore della vita, intercedi senza sosta per la salvaguardia e la salvezza da ogni inimicizia del tuo nuovo popolo; per questo noi, che abbiamo acquisito la tua intercessione,

modo 1. ti glorifichiamo pubblicamente per tutti i secoli".

di George Gharib

Rivista "Madre di Dio", luglio 2005

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