Il Santuario Mariano di 

"Nostra Signora di Al-Mantara"

(Nostra Signora dell'Attesa)

- Libano -

L’icona della Madre di Dio dell’Odigítria, ad Al-Mantara.

Sayidat Al-Mantara, ossia: Nostra Signora dell’Attesa, è il nome del Santuario libanese che allude al luogo in cui Maria veniva ad aspettare il suo divin Figlio in missione nella città cananea di Sidone.

Fra i numerosi Santuari mariani che affollano il Paese biblico dei cedri, ve n’è uno che rimanda a episodi del Nuovo Testamento e agli stessi personaggi principali della storia cristiana: a Gesù Cristo e alla sua santissima Madre, i cui piedi ne hanno certamente pestato il suolo, come possiamo leggere nei Vangeli.

Il luogo si trova nel Sud del Paese, non lontano dalla città fenicia di Sidone, nei sobborghi del villaggio di Magdouché, che si eleva a 150 metri sul livello del mare Mediterraneo. Il Santuario porta il titolo di Sayidat Al-Mantara, ossia Nostra Signora dell’Attesa, nome che allude al luogo in cui Maria veniva ad aspettare il suo divin Figlio in missione nella città cananea di Sidone, allora interdetta alle donne per il suo paganesimo. Si tratta di un luogo sacro fra i meno conosciuti dell’Oriente mediterraneo; ma che merita di essere conosciuto e meglio valorizzato.

Fra storia e leggenda

Il Santuario è costituito da una cavità naturale profonda 12 metri, larga cinque, in fondo alla quale sono stati ricavati nella stessa roccia un’Abside e un Altare. Numerosi ex-voto riempiono senza ordine le pareti; ci sono immagini, recipienti e vasi, lampade e altri oggetti fra cui si riconosce, ad esempio, le trecce donate da una donna. Vicino alla porta d’ingresso, a sinistra, si trova un vano che serviva da luogo d’attesa ai malati in cerca di guarigione; un altro incavo serviva come luogo di sosta per le pecore colpite da epidemie che spesso tormentavano i luoghi. Questa categoria di frequentatori del luogo non esiste più da molti anni, avendo lasciato posto unicamente ai Pellegrini e ai fedeli che sempre più numerosi frequentano la zona. Davanti alla Grotta, una croce più o meno recente sovrasta un portico a tre arcate la cui costruzione risale al 1868.

La stessa Grotta conserva il ricordo di molti fatti straordinari, alcuni storici altri leggendari, trasmessi da padre in figlio dagli abitanti dei luoghi. La località del resto, per i numerosi massi di pietra sparsi tutt'intorno, i molteplici dirupi, i pozzi interrati e una antica scaletta di accesso non poteva che stimolare le immaginazioni.

Secondo una tradizione che si fa risalire a più di duecento anni fa, un pastore che pascolava le sue pecore su questa altura, un tempo coperta di boschi e di rovi, si lasciò sfuggire una pecora; dopo aver frugato invano tutta la collina invocò la Madonna e, tagliando i rovi che intasavano le rocce e i blocchi di pietra di antiche macerie, trovò una fessura che lo condusse all’interno di una Grotta dove ripescò l’animale. Sorpreso e guardando più attentamente, egli scorse nel fondo un Altare sormontato da una icona in legno raffigurante la Madonna. Uscito in fretta, egli corse nel villaggio per raccontare la sua scoperta. Secondo una tradizione il pastore non era cristiano ma un metouali, appartenente cioè ad una fazione musulmana sciita, numerosa in questa Regione.

La Grotta dove la Vergine aspettava Gesù.

La storia recente del Santuario

La notizia pervenne al Responsabile della Chiesa Greco-Melkita cattolica della Regione, il Patriarca Cirillo VI Tanas, che accorse in persona sul posto, accompagnato dal Vescovo di Sidone, per esplorare i luoghi. Avendo riconosciuto nella Grotta una antica Cappella consacrata alla Madonna, egli ne entrò in possesso, con l’intenzione di ripristinare un antico luogo di pellegrinaggio mariano, la cui memoria non era ancora caduta del tutto in oblìo.

Poco a poco, la lettura attenta del Vangelo contribuì a mettere in rilievo il contenuto stesso del nome del luogo, quello di Al-Mantara, ossia del luogo in cui la divina Madre soleva aspettare il Figlio quando questi, assieme ai suoi Apostoli, ritornava dalla sua missione apostolica da Sidone e dalla terra dei Cananei. Fu anche ricordato che Cristo stesso aveva l’abitudine di riposare con la Madre e gli Apostoli prima di raggiungere il lago di Galilea, conformemente a quanto riportato nel Vangelo di Marco [cfr. Mc 7, 3]. Non lontano da qui egli guarì anche la figlia della Cananea.

La Grotta dove la Vergine aspettava Gesù.

In tempi più recenti, ricerche archeologiche più accurate hanno permesso di riconoscere nelle rovine imponenti che affiancano la Grotta i resti di un Castello costruito dai Crociati nel secolo XII, che portava il nome di Franche-Garde, ossia ‘della Guardia’; e nella Grotta un Santuario di origini oscure, risalenti a prima di Cristo, dimora probabilmente dei preti di Astarte, la dea della fecondità. Nelle vicinanze sorgeva uno dei nuovi templi dedicati a questa dea pagana, dispersi sui rilievi che riempiono il Paese dei cedri.

Riguardo alla trasformazione della Grotta in Santuario cristiano, si è potuto risalire al secolo IV e all’Imperatrice Elena, madre di Costantino Magno (+337), la quale, dopo aver fatto costruire un faro nelle vicinanze, consacrò la Grotta alla SS.ma Vergine, appoggiandosi su una tradizione più antica.

L’icona dell’Odigítria

Fatto degno di nota e che aggiunse lustro alla scoperta della Grotta è il rinvenimento in essa di un’immagine mariana per lungo tempo dimenticata. Si tratta di una icona molto bella, di puro stile bizantino, dipinta su legno e raffigurante la Santa Madre di Dio nel tipo dell’Odigítria, il cui prototipo – come sanno bene i nostri Lettori – è attribuito al pennello dell’evangelista Luca. Maria, elegantemente vestita con tunica blu scuro e con il mafórion [velo] rosso porpora, regge il Bambino sul braccio sinistro e lo indica con la mano destra leggermente sollevata, come per dire: è lui "la via, la verità e la vita" [cfr. Gv 14,6].

Alla Madre di Dio raffigurata nella sua icona si attribuiscono molti miracoli che, raccolti in opuscoli, venivano destinati ai Pellegrini. Una delle prime raccolte risale al 1911, ed è dovuta a Basilio Hajjar, Arcivescovo Greco-Melkita cattolico di Sidone; vi sono esposti diciassette miracoli. Molti di questi riguardano bambini e donne sterili, vi è il racconto di una monaca non vedente che ha recuperato completamente la vista. Allo stesso 1911 risale un miracolo eclatante di cui furono testimoni e insieme attori un folto gruppo di Notabili libanesi, Cristiani e Musulmani che – volendo salutare la Madonna prima di tornare a casa –, furono sorpresi di vedere che Maria stava sorridendo. L’evento meraviglioso durò ben dieci minuti, accompagnato dalle lacrime di gioia dei presenti che non esitarono ad accostare al volto della Madonna un cero acceso, come per assicurarsi di non essere vittime di qualche allucinazione.

La Torre alta 40 mt, sormontata dalla statua della Vergine.

Risistemazione del Santuario

Il Santuario, rimasto per lungo tempo in stato di abbandono, è stato in tempi più recenti rifatto e ingrandito per poter accogliere i Pellegrini sempre più numerosi che accorrono non solo dai Villaggi vicini, ma anche dal resto del Libano e dall’Estero.

Al 1963 risale la costruzione di una Torre monumentale, alta quaranta metri, che sorregge una grande statua della Madonna con il Bambino in braccio che veglia su tutta la zona circostante e assicura la sua protezione a tutto il Paese. La Torre contiene nel suo interno una Cappella di 100 metri quadri, decorata da una grande tela che illustra la storia della Grotta e della donna Cananea che, incontrando Cristo a Sidone, ne ottenne la guarigione del figlio.

I lavori hanno preso grande impulso nel 2000, anno del Giubileo dell’Incarnazione. È stato così riordinato, fra la Grotta e la Torre, un parco di 4000 metri quadri capace di accogliere folle sempre più numerose di Pellegrini. Vi fu sistemata all’aperto una cosiddetta "Via dei Santuari", simile ad una Via Crucis, che richiama alla memoria dei visitatori gli eventi biblici e cristiani che si sono svolti in questa Regione del Libano.

Le Stazioni sono indicate con delle lastre scolpite in pietra e ricordano ai Pellegrini l’evento stesso e il messaggio rivolto ai fedeli. Un sussidio scritto in diverse lingue aiuta il visitatore a leggere le sculture.

Le lastre, in numero di dodici, propongono i seguenti temi:

  1. I cedri del Libano e il Tempio di Salomone [1Re 5, 19-20]
  2. Il profeta Elia a Sarepta [1Re 17, 1.8-16]
  3. Il profeta Giona a Giye [Giona 1, 2, 3 1-5]
  4. Le nozze di Cana [Gv 2, 1-10]
  5. Cristo e la Cananea a Sidone [Mt 15, 21-28]
  6. Nostra Signora di Al-Mantara [Vergine dell’Attesa]
  7. Gesù nella cittadina di Banias [Mt 16, 13-19]
  8. La Trasfigurazione di Cristo sul Tabor [Mt 17, 1-5]
  9. Cristo e l’Apostolo Tommaso a Tiro [Gv 14, 4-5]
  10. San Paolo a Sidone [Atti 27, 1-3]
  11. Il Libano visto come "terra santa"
  12. Il Libano che "più che un Paese, è un messaggio", secondo la bella espressione usata da Giovanni Paolo II, nel 1989.

Costruzione della Basilica e festa liturgica

La ristrutturazione del Santuario prevede anche la costruzione di una Basilica per accogliere i Pellegrini e permettere di svolgere le cerimonie ed i riti liturgici. Dopo lunghi lavori di sistemazione del suolo fu possibile procedere alla posa della prima pietra il 22 Luglio 2000. L’anno seguente iniziarono i lavori di costruzione, che sono ormai completati o quasi. I fondi necessari per i lavori sono stati forniti dai fedeli del luogo e da numerosi benefattori, fra qui il Papa Giovanni Paolo II.

Il progetto di costruzione della Basilica, in fase avanzata di lavorazione:
visione generale, facciata principale e laterale.

La solennità liturgica del Santuario si celebra l’8 Settembre, festa della Natività della Madre di Dio. L’occasione è tra le più solenni e attira folle di fedeli provenienti da ogni dove. Molti arrivano uno o più giorni prima e si accampano nel Parco, contenti di stare vicino alla casa della Madonna, in attesa di partecipare alle celebrazioni liturgiche. L’Ufficiatura che si canta è quella solenne della festa della Natività della Madre di Dio. I diversi Uffici si concludono sempre con il bacio all’icona della Madonna, al canto di Inni e altri cantici religiosi.

Gli Inni sono presi dall’Ufficio votivo mariano della Paráclisis [o Supplica], che i fedeli conoscono a memoria. Eccone due strofe:

"Tu proteggi, o buona, tutti quelli che con fede si rifugiano nella tua mano potente. Noi peccatori, piegati per le tante colpe, non abbiamo altra permanente mediatrice presso Dio tra i pericoli e le tribolazioni, o Madre del Dio altissimo. Ci buttiamo dunque ai tuoi piedi: libera i tuoi servi da ogni sventura.

Tu sei la gioia di tutti gli oppressi, l’avvocata di chi subisce ingiustizia, il cibo degli affamati, il conforto degli stranieri, il porto di chi è sbattuto dalla burrasca, visitatrice degli ammalati, rifugio e soccorso degli affaticati, bastone dei ciechi e aiuto degli orfani, o Madre del Dio altissimo. O pura, affrettati a salvare i tuoi servi".

George Gharib

Fonte: rivista "Madre di Dio", giugno 2005

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