La storia dei Vangeli:

la buona novella tramandata al mondo!

(...) Siamo ora in grado di raccontare la crescita della parola.

I discepoli (persuasi dallo Spirito) vanno di casa in casa, di città in città proprio come gli araldi, gli impiegati statali dell’epoca. Portano l’evangelo cioè la lieta notizia. Non offrono semplicemente una informazione che arricchisce l’erudizione. Ciò che dicono cambia la vita. Portiamo alcuni esempi di «evangelo» secondo la cultura del tempo:

— c’è una comunità tagliata fuori da tutti i collegamenti, l’araldo giunge; richiama l’attenzione di tutti e proclama: «è arrivata per noi al porto una nave carica di grano!»;

— una città è assediata; è all’estremo delle forze; la sentinella avvisa tutti dicendo: «arrivano i nostri soccorritori!».

Ecco due tipi di notizie che cambiano la vita. Ciò che Pietro e gli altri undici affermano è di livello e di importanza anche ben maggiore: «Dio ha fatto risorgere Gesù; ha adempiuto le promesse; in Lui ci viene donata la salvezza; in Lui possiamo rinascere (At2); la nostra morte è stata definitivamente vinta (1Cor 15)! Quando i cristiani si riuniscono per proclamare le Scritture e spezzare il pane, qualche artista compone degli inni (Ef 1; Fil 2,6-11; 1Tim 3,16). Mette in evidenza la vittoria di Gesù sulla morte; canta il suo rapporto con il Padre e la sua vicinanza rispetto a noi.

Al centro del culto sta la professione di Fede (1Cor 15,3-5; At 2,32—3,15; Rom 10,9) Gesù, il crocifisso, è il Signore glorificato dal Padre.

Nascono anche subito i 4 racconti della passione che formeranno il primo strato dei 4 vangeli. Mediante la persecuzione, Dio tira fuori da Gerusalemme i discepoli. Essi sono così costretti a fuggire in Giudea, in Samaria, in Asia minore. Per portare agli altri la rivelazione del mistero di Cristo, i cristiani creano dei piccoli strumenti: le raccolte dei detti, dei fatti, delle parabole di Gesù come pure dei libretti dei miracoli. Non esiste un ordine preciso. Queste antologie servono per rispondere ad alcune questioni vitali poste dai Giudei o dai pagani: che cosa ne pensa Gesù del sabato? come vede lui il rapporto con Cesare? Com’è da considerare l’Antico Testamento? Si formano comunità in Samaria, ad Antiochia, in Grecia, a Roma. Saulo di Tarso, il futuro San Paolo, si converte (37 d.C.). Egli si dedicherà in modo prevalente alla predicazione ai pagani. Per aiutare le chiese da lui suscitate si serve delle lettere (tra il 51 d.C. ed il 58 d.C.). Sono scritti occasionali, non sistematici. I destinatari sono molto vari (Tessalonicesi, Corinti, Galati, Romani, Efesini,...). Rispondono a questioni immediate: come sarà la nostra situazione dopo la morte (1Cor 15)? E lecito ad un cristiano mangiare le carni immolate agli idoli (1Cor 8, Rom 14)? Affrontano naturalmente anche interrogativi fondamentali: è l’uomo che si salva da sé o è la croce che lo salva? (Galati e Romani)? Rispetto a Dio, siamo come degli schiavi o siamo figli nel Figlio?

Ogni questione è costantemente posta in relazione all’annuncio fondamentale «Cristo è morto, Cristo è risorto» (lCor 15,1-6). Quello è l’evangelo. Dentro quel nucleo c’è tutto ciò che il cristiano deve credere (1Cor 10,9), deve celebrare (1Cor 11,26) e vivere (Rom 6; Rom 14).

Frattanto la vicenda di Gesù si fa più lontana nel tempo.

Cominciano a morire coloro che «furono con lui sin dall’inizio (At 1,21). Nasce allora l’esigenza di fissare per iscritto la testimonianza apostolica. Non bastano più le raccolte, le antologie. Ci vogliono delle opere che contemplino globalmente la «storia di Gesù» (nascita-morte-resurrezione;detti-fatti-miracoli). Le varie tradizioni orali vengono ordinate (Lc 1,1) secondo una visione teologica precisa. I cristiani, in questa occasione, inventano un genere letterario inedito, i vangeli. Esistevano le memorie ma esse erano narrazioni delle grandi imprese di personaggi ora defunti. I vangeli, al contrario, sono racconti delle gesta di Colui che oggi è il vivente. Contengono la testimonianza scritta dell’incontro indicibile tra il risorto e la comunità apostolica. Nessuno di loro riesce a dire tutto il mistero di Cristo; ogni opera ne sottolinea qualche dimensione. I vangeli non sono «biografia di Gesù» né testi «nati di getto»; sono riletture della storia di Gesù, capita alla luce della resurrezione.

Marco scrive il suo testo tra il 65 ed il 70 d.C.; riferisce la predicazione di Pietro. Organizza la «lieta notizia di Gesù Figlio di Dio» (Mc 1,1) come una narrazione progressiva in cui cresce la manifestazione del Signore soprattutto mediante i fatti. Suoi destinatari sono i cristiani di Roma.

Matteo scrive verso l’80 probabilmente ad Antiochia; si rivolge a cristiani convertiti dal Giudaismo. Mostra in Gesù l’adempimento ed il superamento delle attese, delle profezie, delle promesse fatte da Dio nell’AT. Il suo Vangelo è la narrazione della vicenda del Regno di Dio.

Luca scrive verso l’85 per i cristiani venuti dal paganesimo. Rifà un quadro storico preciso degli avvenimenti, mostra la vicenda di Gesù come punta culminante del progetto di Dio o storia di salvezza. Seconda parte della sua «opera» sono gli Atti degli apostoli. Il Vangelo è l’ascesa di Gesù verso Gerusalemme, sotto l’azione dello Spirito per l’annuncio della Parola; gli Atti narrano l’ascesa della comunità cristiana da Gerusalemme sino ai confini della terra sempre sotto il dinamismo dello Spirito e per la proclamazione della buona novella.

Giovanni scrive verso gli anni 90; risponde a nuove esigenze. Sono nati dei gruppi che negano l’umanità autentica di Gesù: affermano che l’uomo sale verso Dio attraverso l’ascesi, la conoscenza filosofica. Egli mostra il «vero Dio fatto vero uomo». Organizza la sua opera sulle grandi feste ebraiche. In occasione di ognuna di esse, Gesù compie dei segni (cambia l’acqua in vino, moltiplica i pani...). Essi però rimangono incompleti, indecifrabili. Tutto diventa chiaro di fronte all’ora di Gesù, la croce. Tutto prende luce dal cuore di Cristo trafitto dalla lancia (Gv 19,34). In quel gesto Dio si dona e si svela compiutamente. Giovanni è anche l’autore dell’Apocalisse. Egli la scrive al tempo della persecuzione di Domiziano (95 d.C.) come «rivelazione di Dio» alle 7 chiese. Egli dà ai cristiani demoralizzati la «chiave di lettura» del tempo presente. Mostra come il mistero di Cristo sia oggi operante in loro.

Entro il 100 d.C. abbiamo tutti gli scritti del nuovo testamento.

Dal libro:"Gesù chi sei?", di Ezio Gazzotti. Edizioni Dehoniane Bologna (1995)

INDIETRO