Maria presenta Gesù al tempio:

 …e anche a te una spada trafiggerà l’anima”. (2,22-38) 

Maria e Giuseppe, osservando la legge di Mosé, portarono nei giorni prescritti Gesù al tempio di Gerusalemme per presentarlo al Signore.

Infatti, la Legge diceva: “Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore”; e per consacrarlo si doveva compiere un piccolo sacrificio offrendo una coppia di tortore o di giovani colombi.

Leggendo questo passo del Vangelo mi sono chiesto una cosa: Maria e Giuseppe erano tornati subito a Nazareth, dopo la nascita di Gesù, oppure si erano fermati a Betlemme o nei dintorni? Me lo sono chiesto perché guardando la cartina della Palestina vedo Nazareth su al nord, in Galilea, mentre Betlemme è molto vicina a Gerusalemme, nella Giudea. Probabilmente Maria e Giuseppe non tornarono con un bimbo appena nato, in quelle condizioni, a casa loro ma si fermarono a Betlemme o nei paraggi. Sarebbe stato inutile, faticoso e pericoloso tornare a casa e poi ripartire, poco tempo dopo, per portare nuovamente Gesù indietro, sino al tempio di Gerusalemme.

Come andò effettivamente non lo sappiamo, ma sappiamo che portarono Gesù al tempio di Gerusalemme e lì trovarono un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele.

Simeone aspettava questo “conforto” perché lo Spirito Santo che era su di lui gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.

Vediamo qui come Dio prepari gli eventi con una precisione imperscrutabile nel pieno rispetto della volontà umana. Dio non costringe nessuno a fare qualcosa contro la propria volontà, ma si preoccupa di fare in modo che la volontà, se animata dall’Amore e dalla Giustizia, possa trovare sempre un messaggio ed un’indicazione tra le pieghe della vita.

Così fu anche per Maria ed il suo sposo. Mentre essi si recavano con Gesù al tempio ecco che anche Simeone mosso dallo Spirito Santo, si recò al tempio; dove incontrò il Bambino e qui, sotto gli occhi dei genitori, lo prese tra le braccia e benedisse Dio, con queste parole:

 “Ora lascia, O Signore, che il tuo servo

 vada in pace secondo la tua parola;

 perché i miei occhi han visto la tua salvezza,

 preparata da te davanti a tutti i popoli,

 luce per illuminare le genti

 e gloria del tuo popolo Israele”.

 Possiamo immaginare come reagirono nella loro anima, Maria e Giuseppe, a queste parole.

Quanti avvenimenti mirabili in quelle due anime! Dall’annuncio dell’angelo a Maria ai pastori in visita alla mangiatoia: tutto era vissuto dai loro cuori con gioia ma anche con enorme stupore.

Ecco che l’evangelista prosegue il suo racconto narrando che il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano su di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: ”Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

Quest’ultima frase di Simeone fece quasi emettere un gemito a Maria, perché Maria sapeva, comprendeva che se Gesù era venuto sulla terra per la Salvezza dell’umanità avrebbe dovuto compiere un sacrificio. Maria non poteva sapere, quasi trentatré anni prima, come sarebbe morto suo figlio; ma sapeva che alla fine lo avrebbe perso. Perché se lo Spirito Santo parlava ad un uomo come Simeone, giusto e timorato di Dio, immensamente di più doveva parlare alla piena di grazia.

Ma lo Spirito Santo, per Maria, aveva immensamente pietà e non riuscendo a dirle nel cuore la verità gliela fece dire per mezzo di Simeone: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

Maria sentì una fitta nell’anima in quell’istante. Ma non per lei, ma per Gesù. Era “quell’anche lei” che le entrò dritto nel cuore come un dardo infuocato. Anche lei. Ciò significava che prima di tutto sarebbe stato suo figlio ad essere trafitto nell’anima. Povero figlio mio…pensò Maria nel suo cuore di mamma. Cosa gli avrebbero mai fatto di così tremendo? Che cosa avrebbero mai fatto a quel figlio suo da trafiggere anche la sua anima?

Mentre nella sua anima si agitavano tutte queste domande si avvicinò una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.

Maria, Giuseppe, Simeone e tutti coloro che si trovavano nel tempio ascoltarono Anna la quale si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Maria si strinse al seno Gesù. In quel momento avrebbe voluto essere già lontana dal tempio; avrebbe voluto trovarsi a casa sua, con il suo bambino, mentre lo coccolava e lo accudiva. Avrebbe voluto che, se una spada avesse dovuto trafiggere qualche cuore, quel cuore fosse solo il suo. Maria avrebbe accettato tutte le spade del mondo pur di non far soffrire quel suo bambino.