La Beata Vergine del Pianto di Sant’Isaia

(fine XVI° secolo) 

Parrocchia di Sant’Isaia - Bologna -

Alla fine del XVI secolo, per disposizione del vescovo di Bologna il cardinale Paleotti, alcune rappresentazioni della Santa Vergine vennero poste a protezione delle mura cittadine. In un’edicola scavata nelle mura interne, nei pressi di porta sant’Isaia – nell’attuale via Calari – venne collocata una statua in tela gessata raffigurante la Beata Vergine del Rosario, col bambino Gesù sulle ginocchia. Fu di fronte a quella statua che i fedeli invocarono l’aiuto di Maria quando a Bologna si diffuse la peste di manzoniana memoria. Era il 1630, e i morti si contavano a decine ogni giorno. Nella parrocchia di Santa Cristina in Pietralata, alla cui giurisdizione apparteneva porta Sant’Isaia, rimanevano in vita solamente trenta abitanti. Il rettore Fra Giuseppe da Soragna e gli altri superstiti, vestiti di sacco, si recarono allora in processione dalla Madonna per chiederle la grazia. La Vergine, come racconta la tradizione, «fu vista versare prodigiosamente lagrime» e subito, in tutto il quartiere, il morbo della peste miracolosamente cessò.

Con il permesso delle autorità ecclesiastiche la statua fu trasferita nella chiesa di Santa Cristina in Pietralata e lì venerata con il nome di Beata Vergine del Pianto. Venne costituita la Congregazione omonima e venne fissato il giorno della festa nell’ultima domenica di settembre: ogni anno, in quella data, la statua veniva portata solennemente in processione per tutte le strade del quartiere, mentre ogni terza domenica del mese, una processione raggiungeva le mura di porta Sant’Isaia cantando il De Profundis per i morti di peste.

Nel 1808 Napoleone soppresse la parrocchia di Santa Cristina in Pietralata, fece chiudere la chiesa e pose fine a queste devozioni. Per salvare la statua, i fedeli dovettero nasconderla in una casa privata, in via del Pratello 81, dove rimase custodita e vegliata per dodici giorni – la lapide commemorativa che ricorda quegli avvenimenti è tuttora visibile vicino al portone dell’abitazione –, finché il cardinale Oppizzoni, sollecitato dai fedeli e dal clero, decretò che fosse affidata alla chiesa parrocchiale di Sant’Isaia. Era il 28 agosto 1808 quando una processione accompagnò la Vergine del Pianto nella nuova sede e l’arcivescovo la proclamò compatrona della parrocchia.

Nel 1855, quando Bologna fu colpita dal colera, il parroco mons. Leonardo Comastri indisse una preghiera ininterrotta davanti alla santa immagine. In quell’occasione, racconta la tradizione, la Madonna «fu vista rinnovare l’antico prodigio del pianto» e il colera scomparve improvvisamente dal territorio parrocchiale, preservandolo anche dall’epidemia del 1886.

Anche nel 1944, mentre Bologna si trovava sotto i bombardamenti, dopo che una granata danneggiò l’oratorio di San Pellegrino, il parroco mons. Andrea Balestrazzi affidò il popolo di Sant’Isaia alla Beata Vergine del Pianto, e anche in questo caso Maria Santissima protesse la parrocchia, poiché nessun parrocchiano rimase ferito. 

La statua della Beata Vergine del Pianto ha subito nei secoli varie ridipinture e manomissioni, la prima volta quasi certamente dopo l’arrivo nella chiesa di Santa Cristina in Pietralata (1630), la seconda dopo lo spostamento nella chiesa di Sant’Isaia (1808), la terza dopo l’incendio del 1982, che tra l’altro bruciò il prezioso manto ricamato e il dorso della Vergine, oltre che una testa d’angelo posta vicino ai suoi piedi. Risistemata in modo molto sommario, grossolanamente ridipinta con uno spesso strato di smalto azzurro e rosso, e appesantita da eccessive aggiunte di gesso, la statua ha finito per perdere il suo fascino originario. L’ultimo restauro (2009) ha ridonato alla statua la sua antica bellezza, riportando alla luce la finezza dei tratti, lo splendore dei colori, la morbidezza del panneggio e il rosa degli incarnati.

La festa della Madonna del Pianto di Sant’Isaia che viene celebrata la prima domenica di maggio, non è un pio esercizio o un devoto ricordo, ma è l’occasione per ribadire il giudizio cristiano sulla vita: essa non è nelle nostre mani, non ce la diamo da soli. La cultura cristiana è fondata su questa verità: un Altro è l’autore della vita; un Altro ci salva dal nostro procedere verso il nulla, verso la morte. Per questo, nei secoli, tanti uomini e donne consapevoli della propria caducità, si sono rivolti fiduciosamente alla Beata Vergine per domandare aiuto.

La Madonna, madre di Gesù di Nazareth, Dio fatto uomo, da parte sua continua a rispondere, ottenendo l’aiuto divino agli uomini che a Lei si affidano e, tante volte, come usa dire Dante nella sua Commedia, prevenendoli: «La tua benignità non pur soccorre/ a chi domanda, ma molte fïate/ liberamente al dimandar precorre.»

 

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